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Lungi da me dare la colpa degli stupri alle vittime: una violenza è sempre responsabilità di chi la commette. Però mi sembra che alcuni degli ultimi casi di violenza sessuale siano dovuti in parte anche ad incoscienza delle ragazze. La storia delle caramelle e degli sconosciuti di questi tempi è più che mai valida.
Viene da dire: con che coraggio vai a chiuderti in casa con due ragazzi che conosci solo da qualche ora? E con quale analogo coraggio te ne vai da sola in giro per Milano a notte fonda in compagnia di un uomo appena incontrato?
Non sono qui a predicare il "fidarsi è bene eccetera", ma un minimo di prudenza è... il minimo, ecco.
Christian Rocca ha scritto qui un interessante pezzo sulle presunte "gaffe" del Papa.
Sarebbe bello se il nuovo governo, tra le tante cose che deve fare, mettesse all'ordine del giorno anche qualche legge per la correttezza dell'informazione. Il livello dei quotidiani italiani è talmente basso che qualcosa va fatto.
Tipo che se un giornale pubblica una notizia falsa strombazzandola in prima pagina a quattro colonne, poi sia costretto a pubblicare la rettifica e le scuse sempre in prima pagina e a quattro colonne. In questo modo forse ci penserebbero due volte prima di pubblicare roba tipo quella dell'uomo gradino, che brilla per scorrettezza professionale a più livelli: riporta una fotografia senza averne verificato in alcun modo le circostanze, si inventa di sana pianta il suo significato, attribuisce con falsa faciloneria un comportamento di un singolo a un'intera categoria di persone ("la sinistra"), e trae le sue conclusioni dal nulla.
Come se non bastasse, la smentita e le scuse, una volta costretti a sapere che si trattava di uno scherzo tra amici, comprendono questa perla: "Resta il dubbio sull'opportunità di mettere in atto scherzi di cattivo gusto che lasciano inevitabilmente spazio a interpretazioni ambigue".
Che tradotto vuol dire: non siamo noi che facciamo giornalismo spazzatura sbattendo in prima pagina qualunque cosa che possa sia pur minimamente mettere in cattiva luce chi non la pensa come noi. No, la colpa è di chi se ne sta per i cavoli suoi con i suoi amici e non tiene conto che, se gli fanno una foto a tradimento mentre - non sia mai - si tira giù le mutande nel gabinetto di casa, merita di trovarsi l'uccello in prima pagina.
Sul sito del settimanale Tempi c'è un interessante articolo sulla compravendita di schede elettorali italiane in Germania. Ma la Germania è solo uno dei tanti paesi in cui succedono queste cose: già 2 anni fa lo stesso giornale aveva più volte denunciato le assurde irregolarità nella pratica del voto all'estero, e pare che anche quest'anno la situazione sia la stessa: c'è chi ruba le schede elettorali dalle cassette della posta e chi le compra. Il tutto organizzato da gruppi vicini ai candidati (di destra o di sinistra è uguale).
Sicuramente qui in Giappone non accade niente del genere, ma solo perché non esiste una comunità italiana in stile "Little Italy" e i residenti sono relativamente pochi e sparpagliati in ogni dove.
Faccio tanti auguri di Buona Pasqua a tutti, aiutato da un dipinto poco conosciuto del mitico illustratore fantasy Boris Vallejo. Pare che sia del 1969, quindi degli albori della sua carriera, e che fosse in vendita su eBay a 13mila dollari.
Le interpretazioni che si possono dare di quest'opera secondo me sono due. La prima è la più ovvia: con la Risurrezione Cristo vince la morte.
La seconda è più sottile: se Gesù avesse voluto avrebbe potuto tranquillamente fare a pezzi la croce e scendere, come lo sfidavano a fare i soldati. Ma ha preferito seguire la volontà di Dio e salvare gli uomini, rimandando a più tardi la vittoria sulla morte. E non a caso, io credo, questa croce è fra le nuvole, come a dire che non è un "what if...", ma una rappresentazione simbolica della Risurrezione.
Qui potete vederla a dimensioni maggiori.
Mi si dirà che è una parafrasi semplice, ma il titolo con cui questo sito celebra i 10 anni dei lettori mp3 avrei voluto pensarlo io.
Ho appena guardato "Non è un paese per vecchi", con l'intenzione di scrivere poi una recensione che fosse l'opposto di quella del mio amico Christian, che l'ha odiato. Invece è finita che mi sono trovato d'accordo con lui, anche se non completamente.
Il romanzo mi era piaciuto molto. Era anche il primo libro di McCarthy che avessi mai letto (in seguito ho recuperato parecchie delle sue altre opere), ed era perciò la prima volta che affrontavo quel suo modo di scrivere, quei dialoghi realistici e serrati, che partono improvvisamente senza virgolette né indicazione di chi stia parlando, l'attenzione per i più piccoli gesti dei personaggi, la presenza di quello che potremmo definire "il male in azione", qui incarnato dal killer Chigurgh.
Nonostante possa sembrare un romanzo d'azione o "pulp", è chiaro che non si riduce a questo. Le disincantate riflessioni dello sceriffo in principio di ogni capitolo, e soprattutto il finale completamente anti-climatico, che può scontentare i più, ne fanno un libro non di genere. E McCarthy infatti non è uno scrittore di genere. Non è Ludlum, Grisham o King. Perciò non va letto come si leggono i libri dei suddetti (e badate che non sto criticando la letteratura di genere, che è una delle mie preferite).
I suoi sono western filosofici, vedi la "trilogia della frontiera" o ancora di più quello che probabilmente è il suo capolavoro, "Meridiano di sangue", un libro di non semplice lettura che all'interno di un'ambientazione storicamente impeccabile mette in scena la violenza e il male che sembrano governare il mondo con una crudezza e una profondità che lasciano sconcertati (e il giudice Holden è uno dei personaggi più inquietanti della letteratura mondiale).
Questo preambolo per dire che il film dei Coen secondo me prende troppo dal plot del libro e poco di quello che c'è tra le righe. Per non dover usare massicciamente una voce off toglie una parte essenziale della storia, cioè le riflessioni dello sceriffo, che nel libro sono quasi uno stream of consciousness, spesso fatto di frasi molto brevi, in un linguaggio da persona semplice; salvo poi inserirne qualcuna qua e là un po' a caso. Con il solo risultato di far sembrare lo sceriffo semplicemente un vecchio un po' noioso che ha solo voglia di non avere guai, e i suoi discorsi dei quasi-deliri senza senso.
Come la scena finale, le cui parole nel film sono solo parole e non si capisce cosa c'entrino, ma nel libro invece costruiscono una delle immagini più belle di tutto il libro, e non per niente sono alla fine. E non per niente ho detto "immagini", perché sebbene sembri ovvio è opportuno sottolinare che le parole scritte in un libro vengono immaginate, visualizzate, proiettate dal lettore nella sua mente, come durante la lettura di tutto il resto del libro, mentre parole simili raccontate a voce da un personaggio restano solo brandelli di dialogo, e quello che vediamo è solo un vecchio che parla a sua moglie. Non si concretizzano in niente. Non diventano immagini.
Questo è quello che manca al film dei Coen, secondo me. Non è sufficiente prendere gli eventi del libro e farli recitare agli attori per ottenere la stessa cosa. Bisognerebbe utilizzare il linguaggio del cinema (la famosa carrellata laterale che vale più di mille discorsi, o la famosa carrozzina che cade dalle scale) per far dire al cinema con le sue parole quello che il libro dice con le sue immagini.
Non è un brutto film. Però è uno di quei film che uno lo guarda e alla fine dice: embè? E non ha nessuna voglia di riguardarlo.
P.S.
Anche se qui non c'entra molto, consiglio un piccolo film senza tante pretese (al contrario di questo) che mi ha piacevolmente sorpreso: "The Matador" di Richard Shepard. Dialoghi divertenti, amicizia virile, l'assassinio come mestiere, e una performance da urlo del protagonista, che fa dire a un insospettabile Pier Maria Bocchi su FilmTV: "Pierce Brosnan, nel ruolo della sua vita, è indimenticabile".
«Il nuovo governo, qualunque esso sia, dovrebbe introdurre per legge ‘One Laptop Per Child’ in Italia. Questo - spiega - non è importante solo per l’Africa. Infatti, dovrebbe diventare uno dei diritti civili di ogni bambino, non solo quello di essere connesso, ma anche di avere un proprio laptop. Non parlo di telefonino, ma di computer portatile, perché l’esperienza della lettura è molto, molto importante».
Qualcuno dovrebbe dire a Negroponte che esistono delle cose di carta chiamate libri, già da molto molto tempo. Bisognerebbe anche dirgli che se c'è una cosa di cui proprio non hanno bisogno i bambini è di un altro videogioco per rinchiudersi nella propria camera a "comunicare" con gli altri.
Non essendo un computer dotato di una normale interfaccia a scrivania non ha lo scopo di insegnare a usare i computer, ma quello di favorire "l'interazione sociale". Però si dà il caso che i bambini non abbiano alcun bisogno di questo genere di mezzi per interagire tra loro. Anzi. Che senso ha un computer che si interfacci tra i bambini per aiutarli a interagire tra loro? È una contraddizione in termini.
È, questo, un progetto basato sulle solite teorie moderne del "cooperative learning", una cosa che ho perfino studiato applicata all'insegnamento dell'italiano a stranieri (e che sono stato costretto a fare nelle lezioni di letteratura giapponese più inutili che abbia mai seguito in vita mia), ma di cui ho imparato gli enormi limiti.
Trovo che il cooperative learning applicato ai bambini sia semplicemente un altro modo per perdere molto tempo e non fare imparare niente. Voler "utilizzare ciò che le persone sanno già per costruire nuovo sapere" o dire che "ognuno di noi ha il potenziale per essere sia uno scolaro sia un maestro" può avere senso quando si parla di persone adulte. Ma pretendere che un bambino studi la matematica o la storia o la musica apprendendo da altri bambini significa voler limitare le possibilità di tutti seguendo la chimera dell'apprendimento divertente, facile, facciamolo tutti insieme, non ci sono maestri né allievi, siamo tutti uguali. Scemenze della (dis)educazione moderna.
P.S.
Scusate, davvero Negroponte ha detto che uno dei diritti civili dei bambini dovrebbe essere quello di "essere connesso"?! Più lo rileggo e più mi convinco che il computer (o la voglia di protagonismo?) dà alla testa di certe persone...
P.P.S.
Ma davvero Negroponte e i suoi accoliti credono che in un villaggio africano "senza elettricità, telecomunicazioni e infrastrutture" la cosa più importante da portare siano dei computer portatili che mettono dei bambini in rete locale?!
Con tutto il rispetto per le voci del di Tonno e della Ponce (che come interpreti del "Notre Dame de Paris" di Cocciante, nonostante tutto non erano affatto male) questa canzone è veramente brutta. Banale. Inutile. Mi chiedo quanti minuti ci abbia messo la Nannini a creare questo brano.
Davvero non capisco perché bisogna per forza conservare un festival del genere, quando la vera musica sta altrove.
Mah, per rifarmi le orecchie ora mi metto ad ascoltare i Baustelle.
Io spero che gli elettori non si facciano prendere in giro da gentaglia tipo Di Pietro, che in questo momento non trova niente di meglio che affermare che se vincerà attuerà «una legge sul conflitto di interesse sul sistema radiotelevisivo». Ma uno dovrebbe votarlo per un programma del genere?! I moralisti come lui sono capaci soltanto di blaterare "legalità! legalità", senza che questo abbia un minimo rapporto con la vita vera della gente. Che i politici la smettano di fare leggi per ostacolarsi a vicenda e comincino a pensare alle cose serie.
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